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PREFAZIONE                                                                 17

       raccolti. Lavorando alla prefazione di queste note, dalle quali tanto ho imparato, ho
       scoperto, leggendo l'articolo di Falcioni e Vulpiani [6], l'origine di tanta prontezza di
       fermi nel consigliare un calcolatore. Egli era ancora sorpreso, sulla base del suo recente
       lavoro con Pasta ed Ulam, del contributo decisivo del calcolatore ben impiegato, ad un
       problema fondamentale come quello del comportamento delle soluzioni di una equazione
       hamiltoniana perturbata.
         Vengo ora alla nota finale di questa bella serie, che si estende dalle interazioni deboli
       alla loro origine, sino ai problemi sulle particella elementari dei giorni nostri.

         6·13. Maurice Jacob e Luciano Maiani. - La nota "L'eredità di Enrico Fermi nella
       fisica delle particelle" [6] riporta risultati di grande interesse, che restano nella storia
       della fisica, e che sono stati il lancio d'avvio delle nostre conoscenze di oggi.
         Diciamo subito che è un merito di questa nota, e non solo di questa, in questo libro,
       il dimostrare che il cammino teorico e sperimentale è certamente immenso, dalla morte
       di Enrico Fermi ad oggi, ma che forse siamo consapevoli come non mai che siamo lontani
       da una teoria coerente e completa del nostro Universo fisico, e molti problemi dovranno
       attendere ancora anni per la loro soluzione.
          Questi autori danno una lista ragionata dei risultati raggiunti da Enrico Fermi nella
        ua vita, con il ricordo di alcuni episodi poco noti ed impressionanti (l'intuizione di
       Flerov). Essi hanno scelto tre dei nove argomenti da loro indicati nella nota come quelli
       che hanno reso Fermi noto nel mondo: la teoria della disintegrazione beta; la teoria
       secondo la quale il mesone 7r (pio ne) è uno stato legato di un barione e di un antibarione;
       l'urto anelastico pione-nucleone.
         La disintegrazione beta, e la scoperta delle interazioni deboli è, come abbiamo ricor-
       dato, il contributo teorico più alto portato da Enrico Fermi alla storia della fisica. Esso
       è stato già raccontato, in un'altra nota dedicata ad esso: quella di Nicola Cabibbo [6].
       Ma permettetemi di difendere le due presentazioni delle disintegrazioni beta nello stesso
       libro: si tratta di fatti e risultati tra loro coerenti, ma visti con prospettive diverse da
       autori che hanno contribuito con scoperte originali a questa fisica. Ad esempio, da queste
       note, e da quella di Marcello Cini dedicata essenzialmente alle ricerche di elettro dina-
       mica, si coglie lo stretto legame tra queste teorie che ha portato, negli anni settanta,
       alla teoria elettrodebole. A distanza di sessant'anni e più, vediamo con grande interesse
        torico la nobile intensa gara che ha avuto in quegli anni come protagonisti principali
       Enrico Fermi e Wolfgang Pauli.
         Il secondo argomento trattato "È il pione una particella fondamentale, o è uno stato
       legato di barioni?" ci porta ad un problema centrale degli anni cinquanta-sessanta. Esso
       parte, come dicono Jacob e Maiani, da un lavoro di Fermi e Yang del 1949. È una ipotesi
       che poteva sembrare allora a molti fisici grottesca, che il pione non fosse elementare, ma
       piuttosto uno stato legato tra un nucleone ed un antinucleone. Jacob e Maiani ci fanno
       vedere come nasce da questi inizi il mondo delle vere particelle elementari (almeno così
       sinora pensiamo), i quark ed i leptoni.
         Il terzo argomento (l'urto pione-nucleone) ci porta a quelle lezioni di Varenna già
       ricordate da Ricci. Qui sono raccontati gli anni di Enrico Fermi -suoi ultimi anni di
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